domenica 30 dicembre 2012

INCONTRI 7: SPETTATORI

Qualche notte fa, i cinghiali hanno arato tutto il terreno attorno alla mia casetta: non si sono dimenticati nemmeno della terra sotto le "ciappe" del sentiero. Niente da dire, sono stati metodici, sistematici, professionali, tanto che , qualche giorno dopo, ho deciso di mettere le fave. 
Ieri notte c'era la luna che faceva giorno e sentivo, dalla sera, rumori sospetti provenire dal boschetto qui accanto: mi sono tornati alla mente i "rumoren sospetten nella notte" delle sturmtruppen e chiaramente, mi sono  insospettito.
Di nuovo no! che vadano a mangiare da un'altra parte.
E allora uscivo di tanto in tanto, a fare una ronda, armato fino ai denti con il flauto dolce di Lollo.
Il terreno, illuminato dalla luna, sembrava un giardino... non vi parlo d'incanti e d'ombre danzanti dai piedi degli alberi, anche se era proprio così: e per questo, nonostante il freddo becco, provavo piacere ad uscire con la scusa della ronda anti ungulato.

Era forse la quarta uscita della serata quando, intonando una improbabile primavera di Vivaldi (vaghi ricordi), ho avuto la sensazione di non essere solo... un brivido cinghialesco mi ha percorso la schiena ed ero quasi certo che voltandomi, avrei visto due candide zanne impiantate in centocinquanta chili di mamma cinghialessa... invece, sopra un alberello spoglio, si erano radunati un sacco di spettatori buffi e strani: una civetta nana, due civette comuni, un gufo, un allocco e sulla cima un tordo ed un merlo, probabilmente svegliati dalle mie esibizioni: mi fissavano come io, in quel momento fissavo loro e allora ho continuato lo spettacolo. 
E' stato emozionante, ve l'assicuro.
Poi mi è venuta un'idea: hei, gli ho detto, aspettatemi lì, non andate via! e sono corso alla baracca a prendere la moto sega; che ase... volevo tagliare quell'alberello e portarmelo in casa con tutti loro sopra. Allora ho posato l'attrezzo ed ho preso la macchina fotografica: meglio.
Sorridete, ho detto a quel gruppetto... e li ho fotografati






giovedì 27 dicembre 2012

mercoledì 12 dicembre 2012

LA CATENA ALIMENTARE



molto spesso sotto costa
si commettono delitti
aguglie e sgombri in frenesia
che si mangiano bianchetti








il grosso guaio è che non sanno
che affamato più di loro
per cercare il suo ristoro
un gran pesce ha perso il sonno


brama carne fresca e cruda
il temuto barracuda
ad  un tratto  esplode il mare
schizzi spruzzi e fuggi via
sembra un gioco in allegria
la catena alimentare
i

sabato 1 dicembre 2012

PHALACROCORAX CARBO

c'è un uccello che come il gabbiano
è un esperto nuotatore
di mestiere è pescatore 
e fa di nome cormorano

ecco arriva in gran planata
per farsi un bagno e una nuotata
poi d'un tratto lui scompare:
è sott'acqua a cercarsi da mangiare

chissà poi cosa succede
tra quei pesci poco arguti
che curiosi s'avvicinano ai pennuti
e non sanno d'esser prede

scoppia un grande parapiglia
il terrore vince meraviglia
ora sanno d'essere il pasto
di quello strano pesce con il rostro

giovedì 29 novembre 2012

INCONTRI 6: ATHENE NOCTUA

tre quarti di luna
chissà se arriva la fortuna

tre quarti di bue
anche un pezzo, meglio due

tre quarti di somaro
chi la dispensa è certo avaro

tre quarti di palla
forse ho un corvo sulla spalla

tre quarti al tocco
chi l'aspetta è proprio sciocco

tre quarti di luna...
ero assorto in pensieri fortunelli quando...
tre quarti di luna
a volte la civetta è inopportuna...

...quando ho sentito, oltre al corvo sulle spalle, la presenza di una curiosa spettatrice...
sembrava interdetta, ma forse era solo il suo sguardo standard notturno.
heilà bella, le ho detto, interrompendo quei pensieri a tre quarti; che c'hai da guardare?
credo stesse per rispondermi, quando una nube nera come la pece, ha coperto tre quarti di luna, quelli luminosi!
e non l'ho più vista.
che culo! anzi che fortuna.


sabato 24 novembre 2012

LINO CAGNOLEGNO

QUESTO POMERIGGIO (DEVO ANCORA CAPIRE IL MOTIVO DELLE MIE AZIONI), HO PRESO LA SCALA E MI SONO ARRAMPICATO SULLA PARETE DOVE HO PIAZZATO LA MENSOLA DEGLI ILLEGGIBILI. HO CHIUSO GLI OCCHI E NE HO PESCATO UNO A CASO... IN REALTA' HO MARMELLATO, PERCHE', SENZA FARMENE ACCORGERE, HO APERTO UN OCCHIO E HO CAMBIATO IL LIBRO CON UN ALTRO, ANCORA PIU' ILLEGGIBILE... CHISSA', FORSE CERCAVO DI FLAGELLARMI.
DIMENTICAVO: LA MENSOLA DEGLI ILLEGGIBILI E' POSTA AD UNA QUOTA DI 3,80 ML S.L.P. CHE STA PER SOPRA IL LIVELLO DEL PAVIMENTO.
BELIN, LA FACCIO SEMPRE LUNGA... COMUNQUE, MI FLAGELLAVO LEGGENDO UN ILLEGGIBILE, PENSANDO AD ALCUNE TEORIE SULL'ESTINZIONE DEI DINOSAURI, QUANDO SENTO GRATTARE ALLA PORTA; SARA' BALU' MI SONO DETTO: BALU' E' IL GATTO DI LOLLO, CHE REGOLARMENTE ARRIVA, SI GUARDA ATTORNO, MI SBRINDELLA IL DIVANO CON LE UNGHIE E SODDISFATTO, SE NE VA;  HO FATTO FINTA DI  NIENTE... MA LA GRATTATA SI FACEVA SEMPRE PIU' INSISTENTE... BALU' VATTENE, OGGI NIENTE ISPEZIONE! .
NON ERA BALU'.
ERA... BOH... QUESTO BOTOLO, CON LE ORECCHIE BASSE CHE MI GUARDAVA DALLA SOGLIA: FAMMI ENTRARE, SEMBRAVA CHE MI DICESSE CON GLI OCCHI; E NON HA ATTESO NEMMENO CHE MI RIPRENDESSI DALLO STUPORE E QUINDI, UNA RISPOSTA, CHE E' SCHIZZATO IN CASA COME UN FULMINE, PIAZZANDOSI IN CUCINA;
HEI, BOTOLO, COME TI CHIAMI?  GLIEL'HO CHIESTO PERCHE' E' SEMPRE LA PRIMA COSA CHE SI CHIEDE AD UN ANIMALE, NO? LINO... CE L'AVEVA SCRITTO SULLA TAVOLETTA. EBBENE, LINO IL CAGNOLINO S'E' INFILATO IN CASA MIA ED HA COMINCIATO A FAR CASINO... NON STAVA FERMO UN SECONDO E ALLORA GLI HO SBUCCIATO UNA MELA E GLI HO LETTO LA PAGINA 102 DELL'ILLEGGIBILE... NON HA FATTO LE FUSA PERCHE' NON E' UN GATTO, PERO' SI E' ADDORMENTATO .
DOMATTINA, GLI HO DETTO QUANDO SI E' SVEGLIATO, TI PORTO DA EMMA E STARAI CON LEI; IO NON POSSO TENERE CANI, NON PIU'.
LUI MI HA GUARDATO ED HA APERTO LO SPORTELLO LATERALE FACENDOMI VEDERE IL SUO CUORE ED HA COMINCIATO A SALTARE... ERA CONTENTO.
DOMANI EMMA, CHE FORSE E' GIA' OGGI, AVRA' UN CUCCIOLO DI BOHTOLO, UN CAGNOLEGNO DI NOME LINO, DA TENERE IN CAMERETTA.
NIC


sabato 17 novembre 2012

BUONI PER IL FALO'




Le avevo disegnate uno o due giorni prima, allora forse si spiega questa storia, perché quando disegno instauro con “lui” un rapporto intimo, a volte anche più profondo… passeggiavo sulla spiaggia saracena, sotto un cielo piuttosto cupo, avaro d’ombre, ma i cui chiaro scuri lasciavano spazio ai giochi delle forme. Mi piace la spiaggia stracolma di relitti: chissà da dove vengono? Mi chiedo sempre; e in mezzo a tronchi con la parrucca, canneti suicidi pronti al grande falò ripulitore, scarpe e ciabatte spaiate col solo ricordo della loro ultima impronta calcata, cercavo qualcosa senza sapere cosa, sicuramente detriti, gli ultimi, quelli che nessuno vuole e attendono rassegnati di condividere con  i canneti la stessa sorte.
Tutti cercano forme fatte e radici col pedigri e nessuno, se non pochi noiosi esemplari di bipedi, si curano dei detriti da fuoco della decenza e del decoro: che noia questa storia… beh, passeggiavo sulla spiaggia, con lo sguardo rivolto a terra, come un cercatore di funghi, quando una voce un po’ sgarbata ha detto: Hei, ase! Aseeee! Mi sono fermato ed ho guardato attorno: c’ero solo io (una trentina di metri più in là c’era un canemammut con la sua padroncina, intento ad erigere un monumentale torrione di cacca con tanto di guglia a svirgolo) e intanto, alla prima maleducata, s’era aggiunta un’altra voce più acuta: vieni qui Ase! Fanculo, ho detto ad alta voce e loro di rimando: stai cercando noi, somaro dalle orecchie pelose! Istintivamente mi sono toccato le orecchie, mentre sentivo quelle impertinenti ridacchiare come due oche; mi sono avvicinato: sotto una riccia chioma fluente di radice nonsocosè, stavano nascoste due tavolette di legno, una un po’ bruciacchiata nel culo e loro erano lì dentro e mi aspettavano: finalmente tanardo di un ase, ce l’hai fatta a trovarci! Tu hai le chiappe bruciate? Ho detto alla gazza e lei: fatti i cazzi tuoi! bel rapporto aperto, mi sono detto.
A casa le ho liberate ed ho dovuto fare in fretta perché non sopportavo più la loro insolenza: fai questo, fai quello, quest’altro mettilo qui e quello incollalo là… una upupa colorata e una nera e bella gazza.
Petulanti come galline e rumorose come oche, ma bellissime e inseparabili. Si sono incontrate tra le onde in tempesta, una esperienza che unisce.
Ed io le ho accontentate suggellando quella bizzarra quanto meravigliosa amicizia, in modo che, anche distanti, siano l’una complementare all’altra.



martedì 13 novembre 2012

TUTTO TESTA ... seguito


Camminava Tuttotesta
per le vie del suo paese
con le scarpe della festa
e il sorriso assai cortese

















era in cerca di un sorriso
che gli scaldasse il cuore e il viso
ma la gente lo evitava
dell'indifferenza ormai era schiava

quindi a casa lui tornò
e allo specchio si guardò
Tuttotesta si sorrise
e una lacrima piano scese



poi il suo cuore prese in mano
e con dolcezza gli parlò:
com'è possibile che faccia
tanto male?

il cuore a lungo lo guardò
chiuse gli occhi 
e con un sorriso gli rispose:
non lo so!



martedì 6 novembre 2012

PIASTRELLE... seguito


Una sera assai serena
con la luna appena sorta
nella casa tutta storta 
si prepara una gran cena

Pentoloni e pentolini
che borbottano sul fuoco
con il mestolo del cuoco
vanno al ritmo di Metheny

Intanto fuori nel giardino
per quei suoni affascinanti
sono giunti due viandanti
dal boschetto del Peschino

                                                                                                         
                                                                                                         
Accidenti!
Non è questa la storia
la storia di quella sera
è ben altra
tanto strana quanto vera
che racconta di due amici
dalla sorte avvicinati
e della loro fuga
prima d'esser cucinati

Scappa via dalla cucina
di quello gnomo matto
ecco polpo e calamaro 
il bel salto l'hanno fatto

Passando dall'azzurro
e attraversando l'arancione
hanno preso il volo
con un carpiato nel bidone






Il cuoco matto
che cuoceva le frittelle
non s'è accorto del trambusto
di quei due dentro quel fusto
che ridevano a crepapelle

Poi piano piano
sono scivolati fuori
con l'agilità
di due giaguari






e seguendo le istruzioni
tessute da quel ragno
la strada hanno percorso
che conduceva al bagno


Su quel sentiero di piastrelle
ben più lungo del previsto
hanno trovato un gioco strano
che non avevano mai visto




Infine stanchi
e un pò provati
al buffo pozzo bianco
sono arrivati

Ed ora con coraggio
un altro tuffo da campione
dentro quel tubo strano
che chiamano sifone

Perché il polpo lo sa
ne è ben certo
alla fine di quel tubo
c'è sicuro il mare aperto











E lo gnomo?

Beh, un pò seccato
dal finale inaspettato
chiese al sarto suo vicino
un vestito d'arlecchino
variopinto e colorato
come le piastrelle che ha posato.


mercoledì 31 ottobre 2012

TRENTUUUUUUUUHUUUUNO OTTOBRE


LA MIA CASA E' FUORI DALL'ITINERARIO DEI PICCOLI MOSTRICIATTOLI MANGIA DOLCETTI,
EPPURE SENTO RUMORII E VERSI SINISTRI, PROVENIRE DAL SENTIERO... 
SONO TRANQUILLO PERCHE' HO PRESO LE MIE PRECAUZIONI: FIONDA E CARAMELLINE SPACCADENTI (TIPO DUFUR, MA STAGIONATE A DOVERE NEL COFANETTO DI PORCELLANA DELLA NONNA).
CHE NOTTE!!!
FUORI DALLA PORTA, UNA ZUCCA MI GUARDA E RIDE, COME A DIRMI: ATTENTO A TE, NEMICO DEI DENTISTI; TI CONTROLLO: NIENTE MANDARINI E NIENTE NOCCIOLE, NIENTE NOCI E NIENTE MANDORLE: MANGIATELE TU!
MA QUELLA E' MATTA... L'HO MESSA IO LI FUORI ED IO LE HO ACCESO AMOREVOLMENTE UNA CANDELA PERCHE' POTESSE VEDERE MEGLIO LA SUA NOTTE. 
ORA ESCO E LA SPENGO, COSI' IMPARA AD ALLEARSI CON GLI GNOMI TRAVESTITI DA MOSTRILLI.

VABE', COLGO L'OCCASIONE PER AUGURARVI UN BUON TRENTUUUUUUUUUUUUUUUUHUUUUUUUUUUUUUUHUUNO OTTOBRE E SOPRATTUTTO TANTI BRIVIDI. SARA' MEGLIO CHE VADA A FARE UN PO' DI LEGNA INVECE DI SPARARE CAZZATE. CIAO CIAO

martedì 23 ottobre 2012

LARUS RIDIBUNDUS

 Una sera, all'ora del tramonto
proprio quando il sole scende sul mare
e piano piano poi scompare
ho incontrato un uccello un pò tonto

Trainavo lungo costa
un pesciolino variopinto
cercando la lampuga
da ingannare con il finto

Sulla poppa rilassato
pensando al pesce al forno
con patate di contorno
venni di colpo risvegliato









Cantava acuto il mulinello
e la canna era in tensione
"Accidenti, un bel pescione!"
ma era invece quell'uccello

In barca è giunto piano piano
seminando un pò di guano
i miei occhiali allor gli ho dato
e ringraziando via è volato

Quella sera, era l'ora del tramonto,
(invece di un bel pesce)
ho pescato un gabbiano un pò tonto! 

giovedì 11 ottobre 2012

STORIA VERA, VERISSIMA (veramente)


Un giorno sono stato
testimone di un evento
alquanto bizzarro…
tanto che, il giorno seguente,
il quotidiano locale titolava:

SENSAZIONALE E ROCCAMBOLESCA
FUGA
 DALLA PESCHERIA

  ROCCAMBOLESCA FUGA
         DALLA PESCHERIA

Intorno alle 11,00 è stata scoperta la
cassetta vuota, sul cui fondo è stato
ritrovato questo messaggio:
L’ALLEGRA BRIGATA ti saluta!
Un echinoderma e tre molluschi
in fuga per le vie cittadine,
difficilmente passano inosservati;
invece, non solo è accaduto, ma dei
quattro intrepidi, si sono
completamente perse le tracce.
Il signor Gino, titolare della pescheria
IL PESCE VIVO, intervistato
sull’accaduto, ha dichiarato:
hfòiohàòNcnòle-L!!!!
imprecazioni che non vogliamo
tradurre; certo è che l’insegna della
pescheria, da domani sarà sostituita:
Pescheria IL PESCE VIVO SURGELATO.
Questo il messaggio lasciato nella cassetta; si notano
il riccio, il calamaro ed il polpo; il quarto elemento
del gruppo, la seppia, sta fotografando… non conosce
evidentemente, l’opzione di autoscatto!









STORIA VERA, VERISSIMA
(veramente!)
DI UNA FUGA
la vicenda si è svolta proprio così:

un riccio e tre molluschi
esposti in pescheria
stanchi di star nella cassetta
se ne sono andati via




han fatto l'occhiolino
ad una splendida vecchina
che proprio in quel momento
tastava una sardina

e con passo lesto
e gesti calcolati 
dalla pescheria
si sono allontanati



sulla strada poco affollata 
hanno chiesto indicazioni
camuffati con destrezza
da semplici pedoni

"la prima a sinistra
e poi subito a destra
la strada per il bagno
appena dopo la palestra!"









ma quale sarà la porta giusta?
il riccio senza incertezza
ne ha scelto una caso
quella della salvezza! 


Qualche tempo dopo sono tornato alla Pescheria del signor Gino e sula parete,
a destra della cassa, c'era appesa questa cartolina...















FINE


giovedì 13 settembre 2012

INCONTRI 5: TENTACOLI


Sembra incredibile, ma non lo è.
Tutto capitò una mattina di tanto tempo fa, il sole era tiepido e il mare liscio come l’olio; remavo piano con due lenze a mare, quando una s’inchioda come se avesse incocciato su roccia…
mollai i remi imprecando un po’, così, per non lasciare nulla al caso; 
presi la canna in mano, piegata in due dallo sforzo, per capire quale ostacolo avesse incontrato: ramaglie, tronchi, pietre, ogni sorta di relitto: ma ho sentito cedere e provai il recupero lento: piano, piano per evitare strappi.
A qualche metro dalla barca vidi l’ostacolo aggrappato sull’esca, impegnato nella lotta contro questa forza ignota che lo trascinava  in superficie: un polpo!
Mentre avvicinavo il salaio la canna si spezzò: era troppa la tensione; col moncherino di canna ancora in mano e le imprecazioni che scivolavano dolcemente sulle acque immobili, avvolsi il salaio sulla sua sagoma scura e lo issai a bordo.
Il mio viso si distese in un sorriso…  non era lui che volevo: volevo la seppia.
Lo misi nel secchio e cominciai a parlare con lui: beh, più che un parlare era una sgridata:
cosa ci faceva laggiù, come faceva ad essere così zuccone da avventarsi su un gambero finto, cosa pensava di mangiare da quel finto boccone di plastica…
e mentre parlavo, lui, uscito dal secchio, si muoveva sulla barca come fosse sua; scivolava sui paioli, sino alla prua, per poi tornare verso di me: boh, forse non m’ascoltava e cercava soltanto la via per tornare al suo mare.
Mentre  gli parlavo, ripristinai alla meglio quel che restava della canna e la rimisi in pesca; fu allora, nel momento in cui mi rigirai verso l’amico, che mi accorsi di una macchia scura sul bordo del gozzo;
misi gli occhiali per vedere meglio:
ca…voli! Due numeri ed una figura, sul fondo bianco del bordo… 61 e la figura di un asino con la parrucca…
ancora boh!
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Dopo un po’ riuscii a comprendere: il polpo mi stava prendendo in giro: sei un ase!

Sino ad allora mi ero imposto di non prelevare più di un polpo all’anno e non perché non mi piacessero, anzi, sono buonissimi: belin, faccio una insalata di polpo che mette i tentacoli da quanto è buona…
semplicemente perché sono simpatici e ritengo siano anche molto intelligenti;
pensa che una volta, mentre facevo apnea, mi sono trovato faccia a faccia con un polpetto (octopus vulgaris da non confondere con octopus macropus la polpessa); era nei pressi della sua tana e lui, spaventato, arretrava verso di essa; arrivato quasi all’ingresso, con due vette, ha tirato su un sasso piuttosto piatto e ne ha fatto uno schermo, uno scudo, appoggiandolo poi sui bordi della sua tana, come fosse il portoncino. In quel momento, dalla mia bocca, entravano e uscivano pescetti da tanto era aperta; ho bevuto anche un sacco, perché ho tirato una boccata d’acqua: che pesce!
Da quella mattina ho deciso che li avrei sempre rilasciati (gli octopus vulgaris).
Mentre si allontanava dalla barca, mi sembrò che salutasse, ma forse era solo un vaffanculo. Come dargli torto.