ECCOLALUMINOSA E BELLA
CON LA CHIAPPA RIVOLTA A PONENTE
MI SORRIDE
ED IO LE SONO GRATO
PENSO AI FRATELLI
PENSO ALLE SORELLE
AI LORO PENSIERI
GEMELLI DEI MIEI
DUE COSE IN COMUNE
SICURO LE ABBIAMO
SIAMO DISTANTI
E IL NOSTRO SGUARDO
S'INCONTRA LASSU'
Mmmmmmh, ah, si l'incontro... belin, l'altra sera ero assorto sul divano quando sento Lollo urlare; non faccio in tempo ad alzarmi che, con gran fracasso, esce dal bagno sbattendo la porta; che c'è? gli chiedo; papà c'è Balù, mi risponde, con un gran coso grigio in bocca... un topo enorme. Belin, Lollo, Balù è qui! Te lo giuro, un topo gigante... Balù, rivolgendomi al gatto che ormai si era acciambellato sul divano, il topo? invece di farli uscire, li porti in casa?...
facce buffe colorate
si era mascherato
Ieri notte c'era la luna che faceva giorno e sentivo, dalla sera, rumori sospetti provenire dal boschetto qui accanto: mi sono tornati alla mente i "rumoren sospetten nella notte" delle sturmtruppen e chiaramente, mi sono insospettito.
Il terreno, illuminato dalla luna, sembrava un giardino... non vi parlo d'incanti e d'ombre danzanti dai piedi degli alberi, anche se era proprio così: e per questo, nonostante il freddo becco, provavo piacere ad uscire con la scusa della ronda anti ungulato.
Era forse la quarta uscita della serata quando, intonando una improbabile primavera di Vivaldi (vaghi ricordi), ho avuto la sensazione di non essere solo... un brivido cinghialesco mi ha percorso la schiena ed ero quasi certo che voltandomi, avrei visto due candide zanne impiantate in centocinquanta chili di mamma cinghialessa... invece, sopra un alberello spoglio, si erano radunati un sacco di spettatori buffi e strani: una civetta nana, due civette comuni, un gufo, un allocco e sulla cima un tordo ed un merlo, probabilmente svegliati dalle mie esibizioni: mi fissavano come io, in quel momento fissavo loro e allora ho continuato lo spettacolo.
Poi mi è venuta un'idea: hei, gli ho detto, aspettatemi lì, non andate via! e sono corso alla baracca a prendere la moto sega; che ase... volevo tagliare quell'alberello e portarmelo in casa con tutti loro sopra. Allora ho posato l'attrezzo ed ho preso la macchina fotografica: meglio.
a volte la civetta è inopportuna...
QUESTO POMERIGGIO (DEVO ANCORA CAPIRE IL MOTIVO DELLE MIE AZIONI), HO PRESO LA SCALA E MI SONO ARRAMPICATO SULLA PARETE DOVE HO PIAZZATO LA MENSOLA DEGLI ILLEGGIBILI. HO CHIUSO GLI OCCHI E NE HO PESCATO UNO A CASO... IN REALTA' HO MARMELLATO, PERCHE', SENZA FARMENE ACCORGERE, HO APERTO UN OCCHIO E HO CAMBIATO IL LIBRO CON UN ALTRO, ANCORA PIU' ILLEGGIBILE... CHISSA', FORSE CERCAVO DI FLAGELLARMI.
NON ERA BALU'.
ERA... BOH... QUESTO BOTOLO, CON LE ORECCHIE BASSE CHE MI GUARDAVA DALLA SOGLIA: FAMMI ENTRARE, SEMBRAVA CHE MI DICESSE CON GLI OCCHI; E NON HA ATTESO NEMMENO CHE MI RIPRENDESSI DALLO STUPORE E QUINDI, UNA RISPOSTA, CHE E' SCHIZZATO IN CASA COME UN FULMINE, PIAZZANDOSI IN CUCINA;
DOMATTINA, GLI HO DETTO QUANDO SI E' SVEGLIATO, TI PORTO DA EMMA E STARAI CON LEI; IO NON POSSO TENERE CANI, NON PIU'.
Le avevo disegnate uno o due
giorni prima, allora forse si spiega questa storia, perché quando disegno
instauro con “lui” un rapporto intimo, a volte anche più profondo… passeggiavo
sulla spiaggia saracena, sotto un cielo piuttosto cupo, avaro d’ombre, ma i cui
chiaro scuri lasciavano spazio ai giochi delle forme. Mi piace la spiaggia
stracolma di relitti: chissà da dove vengono? Mi chiedo sempre; e in mezzo a
tronchi con la parrucca, canneti suicidi pronti al grande falò ripulitore,
scarpe e ciabatte spaiate col solo ricordo della loro ultima impronta calcata,
cercavo qualcosa senza sapere cosa, sicuramente detriti, gli ultimi, quelli che
nessuno vuole e attendono rassegnati di condividere con i canneti la stessa sorte.
Tutti cercano forme fatte e
radici col pedigri e nessuno, se non pochi noiosi esemplari di bipedi, si
curano dei detriti da fuoco della decenza e del decoro: che noia questa storia…
beh, passeggiavo sulla spiaggia, con lo sguardo rivolto a terra, come un
cercatore di funghi, quando una voce un po’ sgarbata ha detto: Hei, ase!
Aseeee! Mi sono fermato ed ho guardato attorno: c’ero solo io (una trentina di
metri più in là c’era un canemammut con la sua padroncina, intento ad erigere
un monumentale torrione di cacca con tanto di guglia a svirgolo) e intanto,
alla prima maleducata, s’era aggiunta un’altra voce più acuta: vieni qui Ase!
Fanculo, ho detto ad alta voce e loro di rimando: stai cercando noi, somaro
dalle orecchie pelose! Istintivamente mi sono toccato le orecchie, mentre
sentivo quelle impertinenti ridacchiare come due oche; mi sono avvicinato:
sotto una riccia chioma fluente di radice nonsocosè, stavano nascoste due
tavolette di legno, una un po’ bruciacchiata nel culo e loro erano lì dentro e
mi aspettavano: finalmente tanardo di un ase, ce l’hai fatta a trovarci! Tu hai
le chiappe bruciate? Ho detto alla gazza e lei: fatti i cazzi tuoi! bel
rapporto aperto, mi sono detto.
A casa le ho liberate ed ho
dovuto fare in fretta perché non sopportavo più la loro insolenza: fai questo,
fai quello, quest’altro mettilo qui e quello incollalo là… una upupa colorata e
una nera e bella gazza.